Privilegi aragonesi
Federico d'Aragona il 15 agosto 1501 concesse alla città d'Ischia, chiamandola "Fedelissima" il diritto di proprietà su mezzo miglio di mare e su tutte le spiagge e promontori del suo litorale. Carlo V successivamente confermò detto privilegio a Bologna il 26 febbraio 1533. Venivano concesse all'isola d'Ischia in proprietà tutte le spiagge, lidi, e promontori e mezzo miglio di mare tutto intorno al suo territorio. Di tale proprietà le autorità amministrative dell'Isola potevano disporre a favore degli abitanti, ed anche darla in concessione per un giusto utile. Inoltre nel privilegio veniva stabilito che un terzo del pesce pescato, nel predetto mezzo miglio di mare, dovesse essere venduto nell'Isola agli abitanti ed il prezzo veniva stabilito dal Catapane.

Il Catapane, alle dipendenze del Governatore, era addetto alla esenzione dei dazi ed al controllo del mercato del pesce.

La tonnara di Lacco Ameno

In virtù dei privilegi aragonesi, i Casali di Lacco Ameno e Casamicciola, nel 1743 decisero di fittare le proprie marine e la parte di mare antistante per far installare una tonnara.

L'installazione della Tonnara comportava la proibizione della pesca per tutti gli altri pescatori. Per questo motivo nell'affitto era stata contemplata una indennità versata alle singole Amministrazioni. La tonnara è rimasta fino agli anni 50.

Ripartizione dell'estaglio delle tonnare.
All'Università di Lacco Ameno dove stava la tonnara spettò la terza parte precisa dello staglio. Delle rimanenti due terze parti vennero fatte tre porzioni: una alla città di Ischia, l'altra all'Università di Forio, l'altra ancora alle quattro Università del Terzo, che sono: Lacco, Casamicciola, Barano e Fontana, ciascuno di essi in egual porzioni.

Il D'Ascia scriveva nel 1867:
Una tonnara vi esiste alle vicinanze della base orientale del promontorio di Monte - Vico, ma questa quantunque fosse in appalto sempre a società private, pure immenso sollievo apporta a questa misera popolazione, ed agli artigiani, ed ai marinai del Comune che vengono impiegati per lavori di raddobbo de' legni, per la confezione delle reti, per completare la ciurma addetta a tale pesca, e per la vendita del pesce quando ve n'è esuberanza. Con tutte queste industrie speciali, meschino è il prodotto che se ne ottiene da questi naturali, i quali aggiogati sempre dalla miseria e dal bisogno, con questi mezzi non possono sollevarsi, di maniera che il Comune più miserabile dell'Isola è quello del Lacco.

(tratto dal testo scritto da d'Ascia- La storia dell'Isola d'Ischia)

La lite
La città d'Ischia cominciò a mettere in discussione per un esame più approfondito, gli stessi privilegi aragonesi, portando le proprie vedute in merito davanti al Tribunale di Napoli, aggiungendo nel giudizio altri due punti. la libertà di pescare; che i privilegi aragonesi non riguardassero tutta l'Isola, ma soltanto la città.

Le altre Università si opposero. I motivi base sui quali fondarono la loro difesa furono i seguenti: che era nel loro diritto calare e fittare la Tonnara, sia per la libertà che tutti hanno di pescare, per il diritto espressamente sancito nei privilegi, che parlavano di Città e Casati e non di sola Città, che avvalorava la loro tesi sia l'uso, nei fatti, dei privilegi fino ad allora goduti, sia l'esazione che ogni casale riscuoteva nel proprio mare.

Il processo si chiuse con un Decreto con il quale si autorizzava il conduttore della tonnara a continuare la pesca.

(Barano d'ischia di Cervera, di Lustro)

Consiglio di Lacco Ameno - Delibera del 22 maggio 1889

"Presidente espone al Consiglio che il signor Sottoprefetto del Circondario con nota 16 aprile n° 1622 partecipava a questo Ufficio come per potersi dar corso alla Deliberazione Consigliare del 10 marzo ultimo relativa alla lite da intendersi ai Comuni dell'Isola d'Ischia per il pagamento di una quota sull'estaglio di questa Tonnaia, occorreva attendersi la relazione da presentarsi all'Avvocato cui era dato l'incarico di esaminare i titoli posseduti da questo Comune, e riferire circa la convenienza o meno di sostenersi o meno tale vertenza per esimersi dal pagamento di detta quota.

Nel contempo consigliava corrispondersi ai Comuni dell'isola il canone già stanziato in bilancio per evitare sequestri ed altre spese, almeno fino a che non venisse intentata la lite. E poichè l'Onorevole avvocato Gennaro Mirabella ha manifestato, che conviene aspettare l'esito definitivo in Corte di Cassazione dell'altro giudizio sostenuto da questo Comune, onde riaversi i titoli in quel giudizio presentati, e quindi con una dettagliata delìberazione agire in via amministrativa per una risoluzione della questione sull'estagio della tonnaia. Così esso Presidente invitava il Consiglio a deliberare cosa conviene fare sui fatti prenarrati.

Il Consiglio udita la proposta del Presidente e presa lettura della relazione presentata dall'Avvocato Mirabella, delibera all'unanimità di pagarsi ai diversi Comuni dell'Isola la quota di canone sull'estaglio di questa tonnaia...."

Consiglio d'Ischia - Deliberazione n° 7 del 03 aprile 1874 per la ripartizione dell'estaglio della tonnara di Lacco Ameno.

Il Consiglio visto i precedenti ha considerato. che le pretensioni del Comune di Lacco Ameno non possono essere accolte sia in diritto sia in fatto. Ed invero dai fatti storici riguardanti le tonnaie risulta che non dovessi ricorrere al 1533, ma si bene al 1501 per assodare i diritti che tutti i Municipi dell'Isola vantano sulla tonnaia di Lacco Ameno. In effetti fu nel 1501 che Federico D'Aragona e alla Città di Ischia, allora retta ad Unità tutte le marine e lidi marittimi e tutti i mari che la circondano per una distanza. E qui si noti che in quell'epoca l'isola intera era soggetta alla Città chiamata Ischia Minore chiusa nei steccati del Castello, per cui questa e quella costituivano una sola Università alla quale i dispacci del 1501 e 1533 concedevano in proprietà quattro miglia di mare attorno all'isola, ed il privilegio delle tonnaie, non già, come erroneamente asserisce il Municipio di Lacco Ameno, ai diversi Comuni che che ora la compongono, poichè come sopra si è fatto notare, in quell'epoca una era l'Università, ed uno il reggimento amministrativo dell'intera isola. Dal che si ricava nettamente che i menzionati privilegi non potevano essere concessi ai Comuni distinti, che in quel tempo non esistevano. Dunque era allora la città d'Ischia il centro del Governo dell'Isola e quindi tutti i diritti fondati su quei dispacci non stati scemati nè perduti, quando nel XVII secolo l'isola venne divisa in tre Università per essersi accresciuti i centri di popolazione nelle terre e casali d'Ischia. Le dette Università consistevano in quella della Città e Borghi d'Ischia in quella di Forio e Casale di Panza, e in quella del Terzo che comprendeva i Casali meridionali di Serrara Fontana e Barano con le sue Ville, e di Casali settentrionali di Casamicciola e Lacco. L'Isola era terra demaniale e non feudale e per privilegi era esente dai pesi fiscali e le sue rendite consistevano nelle tonnaie, le quali nei prischi tempi erano tre cioè quella dei Maronti, quella di San Pietro in Ischia, e quella di Lacco. Queste rendite erano annualmente divise fra le dette tre Università dal Soprintendente dell'isola.